Giovanni Allevi

COMMENTO MUSICALE DI DAVIDE SANTONI (brano per brano)

“LA DANZA DELLA STREGA”
È l’uomo ed il suo sentire profondo, fatto di pulsioni incontenibili e struggenti dissidi, il protagonista del Concerto per Violino e Orchestra “La danza della Strega”.
Il Primo Movimento, “Mosso”, del Concerto per Violino e Orchestra in Fa minore è stato composto di getto dall’autore in una camera d’albergo ad Osaka in Giappone, nell’autunno del 2010.
La causa scatenante della composizione è una melodia struggente avuta in sogno, che ha di fatto interrotto un blocco creativo durato due anni.
Nonostante la forma sia rigorosamente classica (esposizione dei due temi, sviluppo, ripresa) il linguaggio utilizza una ritmica sincopata vicina alla metrica Hip Hop, che rende “contemporanea” la percezione dell’opera. Si realizza così appieno il concetto di Musica Classica Contemporanea.
Già nel Primo Movimento “Mosso”, si evidenziano gli elementi caratteristici della scrittura violinistica di Allevi: virtuosismo mai fine a se stesso, cantabilità melodica fortemente comunicativa, presenza sostanziale dell’orchestra, che a differenza di molte opere del genere, invece di essere ridotta a mero accompagnamento del solista, risulta costante elemento corale e contrappuntistico allo strumento protagonista.
L’esaltazione della passionalità e l’incontro con la profondità dell’inconscio umano avvengono nel Secondo Movimento, l’ “Adagio”.
In questo frangente l’orchestra assume addirittura il ruolo di co-protagonista, ingaggiando col solista un amoroso dialogo.
La melodia raggiunge una purezza ed una intensità che richiamano a tratti un’aria pucciniana.
Il Terzo Movimento, “Allegro con slancio” è invece centrato sull’idea di ebbrezza vitale, volta a rincorrere una gioia di vita drammaticamente cercata ed ottenuta.
Anche in questo caso la forma-sonata raccoglie ed armonizza contenuti ritmici e melodici contemporanei.
Da notare la “Cadenza” per violino solo, che precede la “Ripresa”, scritta rigorosamente dall’autore;
essa mette a dura prova le capacità tecniche dell’interprete, con i numerosi ed impervi salti, l’utilizzo di timbriche “flautate” o “al ponticello”, le veloci progressioni dal sapore bachiano.
L’Allegro si conclude con una virtuosistica coda, in tonalità maggiore, spumeggiante, che simboleggia l’approdo ad una luminosità ed una gioia cercate lungo tutto lo scorrere dell’opera.
La conferma di una catarsi avvenuta grazie alla “strega capricciosa”, la Musica, come Allevi l’ha sempre definita.

“FANTASIA CONCERTANTE PIANOFORTE E ORCHESTRA”

…e il testimone
passa inevitabilmente dal Violino al Pianoforte.
Il cambio del timbro ci trascina in un viaggio nei meandri dell’inconscio umano.
E’ l’Uomo che attraversa la vita alla ricerca del senso ultimo delle cose, il protagonista della Fantasia concertante per Pianoforte e Orchestra.
“E’ il momento in cui il passato ed il futuro sono azzerati per vivere più intensamente possibile la dolcezza ed il tepore del presente”- dice Allevi,”per riprendere contatto con le proprie inclinazioni profonde.”

“MANDELA”

Una volta recuperate le forze si è pronti per l’incontro con il mondo frenetico, variegato ed energetico di “MANDELA”, la cui “struttura sinfonica e poliritmica simboleggia pienamente un Universo complesso ed in movimento.”

“SYMPHONY OF LIFE”

La drammaticità dell’inizio evolve verso una progressiva ebbrezza, a tratti esplosiva, che conquista il brano attraverso spunti tematici che si incastrano in ritmiche temerarie. “SYMPHONY OF LIFE” “È il recupero della nostra dimensione quotidiana, dove la musica diviene colonna sonora di una esistenza fatta di tensioni, piccole e grandi difficoltà, ma anche di luminose aperture che danno il senso e la speranza al nostro vivere.”

“ELEVAZIONE”

A questo punto la Fantasia è pronta ad affrontare il brano più complesso, culmine della spinta apollinea verso l’Infinito.
“ELEVAZIONE” sorprende per l’apparente semplicità dell’inizio: una melodia per sola mano destra punteggiata dal pizzicato degli archi, un senso di provvisoria familiarità.
Ma è solo la base da cui far decollare un autentico flusso, libero ed energetico, che porta la musica verso la vetta mistica;
è il momento dell’elevazione in cui tutto il mondo conquistato è contemplato nella sua interezza.
E’ un Cupido tra le nuvole quello che riesce finalmente a distaccarsi dalle vicende umane e può comprendere l’intero orizzonte in un unico sguardo”.

“HEART OF SNOW”

Non resta che scendere ed addentrarsi nella passionalità romantica di “HEART OF SNOW”, che conclude la Fantasia.
E’ un brano che rimanda alla tradizione beethoveniana, dove il mantenimento della purezza nella scelta della forma-sonata, esalta il dialogo tra il pianoforte e l’orchestra.
Passione e razionalità si fondono alla ricerca di un equilibrio dal sapore romantico, ma di assoluta vicinanza al cuore degli uomini di ogni tempo.

L’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova

L’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova (divenuto Fondazione nel 1998) che vanta un organico stabile di 88 elementi e un repertorio che spazia dal primo Settecento alla musica contemporanea, si colloca ai migliori livelli nel panorama italiano per produttività e versatilità.
Al suo interno sono nati e operano proficuamente numerosi gruppi da camera con vari organici strumentali che contribuiscono con un’intensa attività alla diffusione musicale su tutto il territorio Regionale.
Molti importanti direttori si sono avvicendati sul podio: negli anni ‘50 e ‘60 Victor De Sabata, Franco Capuana, Igor Strawinsky, Sergiu Celibidache, Hermann Scherchen, John Barbirolli, etc. In tempi più recenti ricordiamo Georges Pretre, Francesco Molinari-Pradelli, Giuseppe Patanè, Gianandrea Gavazzeni, etc. sino ai nostri giorni con nomi quali Daniel Oren (Direttore Principale dell’Orchestra nella seconda metà degli anni ‘80), Gary Bertini, Antonio Pappano, Myung-Whun Chung, Yury Ahronovitch, Bruno