Giovanni Allevi

Piano Solo Tour 2015

SCOPRI PALERMO – a cura di Touring Editore

Palermo, fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C., è protetta alle spalle dalla catena montuosa dell’Appennino siculo, si affaccia sul Mar Tirreno e al mare deve ogni suo aspetto.

 

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La città di Palermo

Il nome “Palermo” deriva da Panormos il cui significato, “tutto porto”, suggerisce appunto l’importanza del suo carattere portuale che da sempre è sinonimo di apertura, dinamismo e multi etnicità. E Palermo è infatti multietnica. Fenici, Romani, Arabi, Normanni, Aragonesi e Borboni hanno costruito e modellato la città, contribuendo ad arricchirla di stili, culture, tradizioni, creando una città di contrasti confluiti in una suggestiva mescolanza e forgiandone il carattere.

I monumenti, i mercati, i palazzi costruiti durante il dominio arabo, divennero sedi dei Normanni e quindi dei Borboni, che vi trasferirono la loro arte. Sorsero così capolavori come il Duomo di Monreale, che domina la città dall’alto, e la Cappella Palatina. Soprattutto quest’ultima è esempio di continuità, nel cambiamento: si trova all’interno del Palazzo dei Normanni, eretto dagli arabi ma trasformato in sede politica e amministrativa degli Svevi; e la cappella Palatina, che al suo incanta per la cupola e per i mosaici in oro che donano all’ambiente la sensazione di essere sospesi nel tempo. Nei pressi del Palazzo dei Normanni compare S. Giovanni degli Eremiti, anch’essa della stessa epoca. L’ex chiesa, costruita su un monastero gregoriano, spicca per le cupole sferiche che richiamano la scuola orientale.
Nel cuore del centro storico, diviso in quattro parti da corso Vittorio Emanuele e via Maqueda – Castellammare, Kalsa, Albergheria e Capo – si ergono luoghi sacri come l’immensa cattedrale, la chiesa normanna della Martorana e la chiesa del Gesù. La prima, che nella sua storia è stata moschea e luogo di culto cristiano, è un edificio slanciato e imponente; la seconda, monumento di straordinaria armonia, vanta il più antico ciclo di mosaici della Sicilia; la chiesa del Gesù, infine, è superba testimonianza dell’arte barocca.
Caratteristici e decorati con eleganti stucchi sono gli oratori di S. Cita, S. Domenico e S. Lorenzo, mentre leggermente fuori dal centro si incontra il convento dei Cappuccini, noto per le Catacombe che conservano le salme di frati e di nobili palermitani.
Poco distante sorgono il castello della Zisa, il cui nome arabo Aziz (lo splendido) rimanda alla sua funzione originaria di luogo di sollazzo e riposo, e la Cuba, significativi esempi di sintesi tra stile normanno e cultura araba.

Palermo è multiforme non solo nelle sue fisionomie, ma anche nella sua gente. I vivaci mercati di Ballarò e del Capo o della Vucciria sono, ad esempio, luoghi di integrazione dove la mescolanza di nazionalità, italiani, africani, indiani, è parallela alla contaminazione dei gusti e quindi della cultura culinaria. Cercare di descrivere e sintetizzare la varietà della cucina palermitana è infatti impossibile, come pensare di lasciare la città senza aver provato almeno uno dei suoi tipici cibi di strada – le stigghiole (budella di agnello infilzate in uno spiedino e cucinate direttamente sulla brace), le panelle (frittelle di farina di ceci), le arancine e il ‘pani ca’ meusa’ (pane con la milza) -, o quelli che meglio mettono in risalto la contaminazione di popoli e culture come il cuscus, d’origine magrebina.
E dopo aver assaggiato una di queste prelibatezze, infine, non resta che passeggiare tra le antichità del Museo archeologico regionale, trovare ristoro nel grande Parco della Favorita o fare una passeggiata a Mondello, la spiaggia per antonomasia dei palermitani, per sentirsi spettatori di un unico splendido spettacolo, Palermo.